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Il premio Strega e Elena Ferrante

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Su suggerimento di @alessandromeis e @gordon in declino.

Nicola Lagioia ha vinto il Premio Strega 2015 con “La Ferocia” pubblicato per Einaudi (Minima et moralia ri-pubblica per l’occasione l’incipit del suo romanzo), ma la “curiosità” di questo premio Strega è che in realtà sembra essere più commentato uno dei non-vincitori del concorso: Elena Ferrante, infatti, riscuote di per sé un enorme successo e scatena dibattiti. Fin dalla sua candidatura la polemica è uscita dalle cerchie intellettuali per approdare su alcuni quotidiani: diversi intellettuali, guidati da Saviano, hanno scritto con “voci potenti e lingue allenate a battere il tamburo” per far sì che al premio partecipasse Elena Ferrante. Il problema è che nessuno sa chi sia Elena Ferrante. Chi è Elena Ferrante, autrice della trilogia di successo “L’amica geniale”? Qui un articolo dove viene “spiegata bene” da Linkiesta. Due articoli spiccano, in questa polemica: quello in cui Saviano “candida” Ferrante e quella in cui lei “accetta” (qui invece le ultime fasi). Saviano conclude la querelle dopo la premiazione, sottolineando come l’assegnazione del premio è una questione economica quanto politica:

Domando: è davvero possibile che nessun altro editore, in questi dieci anni, abbia pubblicato un romanzo degno dello Strega? Ed è lesa maestà chiedere cosa succederà l’anno prossimo, se  –  come sembra assai probabile  –  nascerà il colosso Mondadori  –  Rizzoli? A quel punto lo Strega rischierebbe di svolgersi, invece che a Valle Giulia, direttamente a Segrate.

Il 2 luglio Rivista Studio dedica un articolo al successo della Ferrante negli Stati Uniti, partendo dal suo anonimato, e parlando anche della polemica dello Strega – ricordando la sua prima candidatura:

Semplicemente, L’amore molesto era stato valutato nelle modalità solite del premio ed era stato tagliato fuori. Erano altri tempi. Ferrante era al primo romanzo, non era ancora stata tradotta (lo sarebbe stata con il successivo I giorni dell’abbandono), la letteratura non passava per Twitter e nessuno si era inventato #ferrantefever, l’hashtag per raccontare il delirio di giuggiole nei confronti della scrittrice misteriosa. Non c’erano sostenitori illustri come Zadie Smith e Alice Sebold, o addirittura i premi Pulitzer Jhumpa Lahiri e Elizabeth Strout; niente articoli sul New York Times né sul Guardian. Per Michael Reynolds, però, anche fuori dall’Italia il successo della Ferrante è merito dei lettori, sono loro ad averla resa «un caso che continua a stupire tutti noi: il passaparola è ancora il più importante mezzo di marketing che esiste».

Immagine CC BY NC-ND 2.0 di Elena Maria Atzori da flickr


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